Inci

INCI, tanto per scherzare un pochino

Scrivo questo pezzo perché ho appena passato un’oretta abbondante a leggere cavolate pazzesche in vari siti. Sembrerebbe che la sola presenza dell’INCI in etichetta sia sufficiente per stabilire se il tal cosmetico è da comprare o no. L’INCI è certamente meglio di niente, ma… è quasi niente! Ok, l’International Nomenclature of Cosmetic Ingredients presenta i contenuti di un cosmetico in ordine di quantità decrescente. E allora? Puoi (forse) valutare se sono contenute sostanze che consideri “minacciose” per la tua pelle, puoi anche farti quattro risate se leggi l’INCI di prodotti che si presentano al mercato con il “bio” dappertutto ma a cui manca solo l’Uranio Impoverito e la polvere di Nichel arricchita per poter dichiarare una guerra chimica. E l’efficacia di un prodotto (motivo per cui intendi acquistare cosmetici)? La qualità di una sostanza? Posso dichiarare nell’INCI la tal sostanza ma mica sono obbligato a scrivere che l’ingrediente in questione può costare alla fonte € 20,00 al litro oppure € 7000,00. Tu puoi dichiarare nell’INCI il termine “contiene automobile”, ma mica denunci se si tratta di una Panda oppure di una Lamborghini Miura. Articoli su articoli che si concentrano sul “ma, mi farà male”? Giustissimo! Ma quando acquisti un cosmetico lo fai perché vuoi che “ti faccia bene”, quindi dovresti anche imparare a conoscerne il livello d’efficacia. Tutto ciò che ho letto stasera non ha mai preso in considerazione il “motivo per cui una persona acquista un cosmetico”, che è quello di migliorare il proprio stato cutaneo, oppure ti accontenti di usarlo per poter infine dire: che culo, non mi ha fatto male. E poi, di quali cosmetici stiamo discutendo? Di quelli da banco oppure professionali? Cioè quelli impiegati in cabina dall’estetista e di quelli che la stessa ti prescrive per il proseguimento del trattamento a casa? Quale “rapporto-droga” hanno gli estratti attivi contenuti nel prodotto? Leggo di donne “astutissime” che svelano in vari siti “come farsi il cosmetico in casa”, come se, persone che hanno studiato la materia per decenni, la scienza cosmetologica, le ricerche, i complessi sistemi di formulazione (controlli di qualità, metodi di miscelazione, ecc., ecc., fossero solo delle baggianate). L’INCI dichiara forse se il cosmetico in questione aiuta a ripristinare la barriera cutanea? La forza del veicolante? Sei in grado di rapportare il tal prodotto allo stato cutaneo di quel particolare momento (cambi stagionali, attività lavorativa, sotto il sole o no, ecc.)? Chissà per quale motivo le estetiste professioniste spendono il loro tempo e denaro per inserire sistemi di analisi estetica al fine di valutare il miglior rapporto esistente fra tipologia cutanea e intensità dell’inestetismo e il grado di efficacia e sicurezza d’impiego dei loro sistemi cosmetologici, meccanici e manuali. Dovrebbero essere proprio delle allocche se bastasse leggere l’INCI. Volendo acquistare montagne di cosmetici con l’obiettivo di diventare più affascinante di Richard Gere e di George Clooney, ma non avendo mai operato nell’ambito della cosmèsi (che bugiardo), insomma, essendo ignorantone in proposito, ho il vago sospetto che l’INCI, da solo, non mi risolve un tubo!!! Domandina-ina-ina finale… <<a che diavolo servirebbe la figura professionale dell’estetista se bastasse acquistare qualche crema da banco per diventare “the best gnocca o gnocco in the world”? Documentarsi meglio, please!