Architetto Spa Manager

Lettera aperta agli architetti da un marketing manager

Ho già scritto altre volte a proposito del necessario rapporto, spesso inesistente, fra architetto e specialista di marketing. L’area di cui mi interessa discutere è ovviamente quella relativa alla progettazione di una SPA, centro benessere o beauty center. In articoli precedenti mettevo in guardia l’imprenditore alberghiero dal basarsi su progetti che non seguissero la seguente via: input al marketing, dal marketing all’architetto,  prima stesura del progetto.

Forse a qualcuno potrà sembrare inverosimile ciò che sto per scrivere, ma garantisco che riguarda una discreta percentuale di realizzazioni. Apparentemente incredibile perché stiamo discutendo di investimenti finanziari assai elevati e soprattutto perché chi li ha effettuati non vedrà mai nemmeno l’alba del “break even point”.

Si intende operare solo con clienti dell’albergo o anche con bacino d’utenza locale? Bacino d’utenza locale tipo istituto di bellezza oppure solo formule day e weekend? L’hotel ha “clienti in camicia e cravatta” o soltanto “vacanzieri bisognosi di coccole”? Posso assicurare che i Business Plan sarebbero molto diversi fra loro: percorsi, protocolli tecnici, tempi e metodi, attrezzature, ecc.

Quanti sono gli hotel in Italia che creano SPA di grandi dimensioni? Per capirci, un Adler Thermae o un Bad Moos? Pochissimi. Quanti quelli sotto i 1000 mq? Tantissimi. Ora provate a suddividere idealmente gli spazi di un centro benessere di 7/800 mq sottraendo innanzitutto le aree “improduttive” (reception, corridoi, ripostigli, spogliatoi, bagni e controbagni, ecc). quanto ci resta a disposizione per il business? Se nelle cosiddette aree produttive prevediamo sauna/e, bagno turco, doccia emozionale, “bollicine” e/o altri servizi analoghi, quanto spazio resterà per uno studio check-up (l’unico vero e grande segreto per provocare business contributivo), cabine d’estetica viso + cabine corpo? Ve lo dico io, considerato che ne vedo anche troppi tutti i giorni: quasi zero.

Mi nasce quindi una domanda, anzi l’unica che conta per chi investe centinaia di migliaia di €, se non milioni: da dove si pensa di far rientrare i capitali investiti e di iniziare a produrre profitti?

Vengo spesso chiamato a risolvere problematiche di questo genere, in particolare da imprenditori alberghieri che avevano in preventivo di operare anche con bacino d’utenza locale i quali, fidandosi di architetti realmente conosciuti e apprezzati per le loro capacità e le loro realizzazioni (grattacieli? cattedrali? auditorium? aeroporti?), si ritrovano ad essere i proprietari di una struttura, magari piena di buon gusto, che non potrà però soddisfare le attese, ne far atterrare aerei o tenere messa.